“Sui
lidi della zona flegrea due lavoratori su tre sono senza contratto”.
È la forte denuncia fatta dall'associazione politica “Noi
Re(si)stiamo Qui”, dopo svariati sopralluoghi e colloqui informali
con chi lavora sui lidi balneari. Servizio spiaggia, portalettini,
bagnini e baristi, la maggior parte dei quali risulta essere priva di
contratto. Una storia che si ripete ogni anno e che pesa sempre di
più sulle spalle dei tanti ragazzi che lavorano sotto al sole per
un'intera giornata.
«È
un fenomeno che stenta a fermarsi – afferma Riccardo Volpe,
portavoce dell'associazione. La fascia d'età dei lavoratori sui lidi
balneari va dai 20 ai 30 anni e spesso sono costretti a turni
massacranti. Stiamo parlando anche di dodici ore di lavoro al giorno,
sotto al sole, con una paga che non arriva nemmeno a 40 euro, senza
tutele né contratto. Esiste nella nostra zona un'economia che non è
redistribuita in modo adeguato: a fronte dell'aumento dei costi di
lettini ed ombrelloni non c'è un adeguato aumento dei contratti.
Chiediamo che l'amministrazione dia un segnale forte e di legalità a
tutti questi ragazzi: istituire un “osservatorio sul lavoro nero”,
tra comune, associazioni, sindacati ed organi di controlli, per
monitorare e contrastare il fenomeno».
Ma
la denuncia non si riferisce soltanto alle attività estive: il
lavoro nero, come noto, è una piaga visibile dodici mesi all'anno.
L'associazione “Noi Re(si)stiamo Qui” chiede, inoltre, una revoca
delle concessioni per i gestori che non intendono contrattualizzare i
propri dipendenti.
«Il
lavoro nero è sempre più una vergognosa caratteristica del nostro
territorio – dichiara Sandro Izzo, presidente dell'associazione.
D'estate la questione "si raddoppia", perchè oltre alla
ristorazione e all'intrattenimento si aggiunge la balneazione. Sui
lidi, in particolare, si vedono lavorare ragazzi ben al di sotto del
limite d'età, pagati purtroppo meno della media. Ragazzi che
rinunciano alle vacanze per essere spesso anche maltrattati da
clienti e datori. Inoltre i lavoratori dei lidi vengono costretti
anche a far rispettare gli abusi dei titolari in tema di concessioni.
Per i lidi che non rispettano le leggi sul lavoro – conclude Izzo –
bisognerebbe prevedere la revoca della concessione e la politica
dovrebbe concentrarsi anche su una diversa gestione delle spiagge
capace di creare lavoro vero».

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